Ansia E Stress Possono Degenerare In Malattia?

Purtroppo sì…

È ampiamente dimostrato che le emozioni, che sono la prima risposta agli stimoli ambientali, condizionano non solo i processi razionali ma agiscono, modificandoli, sui sistemi neuroendocrino e immunitario i quali sono responsabili del nostro benessere, quanto dell’insorgenza di malattie.

Lo stress, quindi, può produrre in ognuno di noi un danno psicofisico non trascurabile, definito “danno biologico secondario”, poiché comporta un’alterazione dell’equilibrio del sistema endocrino, con conseguente scorretta produzione dei neurotrasmettitori e lo sviluppo di malattie psicosomatiche.

Ma lo stress è una condizione personale, che dipende dalla capacità di risposta del proprio organismo e dal tipo di eventi scatenanti.

Il nostro cervello, infatti, non è una struttura rigida che reagisce in modo determinato ai processi a cui presiede, ma modifica la propria struttura neurale, con conseguente ripercussione sui sistemi endocrino ed immunitario, a seconda degli stimoli ambientali, che, se positivi garantiscono la condizione di salute e se, invece, negativi favoriscono l’insorgenza della malattia.

Fortunatamente esistono dei possibili metodi di prevenzione dello stress che possono ridurre i danni che esso produce sull’organismo, grazie alla plasticità del nostro cervello possiamo combattere le malattie intervenendo sul nostro stile di vita.

Che cosa accade però quando non riusciamo a sottrarci allo stress, a quali malattie specifiche possiamo andare incontro?

Numerosi studi ci consentono, purtroppo, di affermare che lo stress aumenta il rischio di un attacco cardiaco, posizionando le malattie cardiovascolari al secondo posto come cause di mortalità in tutti i paesi occidentali, mostrando anche una generale tendenza all’aumento dall’inizio del secolo fino ad oggi.

 Oltre ai fattori tradizionali di rischio, quelli di tipo emozionale, in gran parte collegabili a condizioni di stress cronico, sono responsabili di questo aumento di mortalità.

La ricerca degli ultimi anni ha dimostrato che stati emozionali come l’ansia, l’ostilità e l’aggressività o particolari stili comportamentali sono da considerare come potenti fattori di rischio coronarico, soprattutto se associati a una concentrazione di eventi stressanti esistenziali.

 Al livello globale lo stress occupa un triste primato come il “killer” più importante dei nostri tempi, ed è responsabile per il 70-80% delle malattie accertate sul territorio statunitense.

 Le emozioni quindi sono reazioni psico – biologiche in quanto coinvolgono reazioni viscerali e mentali.

La mente può far ammalare il corpo?

Poiché la salute del corpo è strettamente collegata allo stato di salute dell’anima, la malattia è stata definita un difetto dell’anima.

Sappiamo che ogni tensione si ripercuote sempre negativamente sulla salute, con un meccanismo di ripercussione abbastanza semplice:

–  lo stimolo emotivo agisce sul cervello, così ogni apprensione e ogni paura sono scosse che subisce la psiche che, per mezzo del cervello, quale reazione, impartisce ordini di difesa, di tutela, di salvezza ai nervi; ordini che arrivano a tutti gli organi.

Questi, come atteggiamento difensivo, si contraggono perché il timore è contrazione, restringimento, chiusura.

“Mi manca il fiato, il cuore mi martella, ho avuto una stretta al cuore” sono espressioni che si sentono di frequente da coloro che sono sottoposti a questi disturbi.

Soffrono pure di vertigini, di tremori e di svenimenti.

Alcuni hanno la pressione troppo alta o troppo bassa. La frequente ripetizione determina l’usura. Le conseguenze di tutti gli stati negativi, mentre si riflettono sulla salute, covano i mille mali che sfociano in malattie impensate.

Mai come oggi viene offerto un così grande numero di invenzioni che fanno risparmiare tempo, eppure, mai come oggi non si trova il tempo per fare tante cose pur necessarie, non si trova del tempo per sé stessi.

La società dei consumi è la società dell’urgenza e dell’ansia

Ogni volta che l’uomo affronta una difficoltà, ha bisogno della forza necessaria per superarla. Allora, qualcosa si muove in lui, un’ansia stimolante come lo slancio di chi prende la rincorsa per saltare un ostacolo.

Quest’ansia è normale e benefica. Ma vi è anche un’ansia che è agitazione e urgenza: l’affannarsi della vita di oggi.

Questa è ansia negativa che può arrivare a causare vere e proprie malattie per il mutamento della chimica e della struttura organica nel fisico di persone che erano normalissime.

Tutto era in ordine prima, ma da quando lo shock emotivo o il trauma ha percosso la persona per un fatto spiacevole, si presentano i disturbi.

I disordini psicogeni, cioè di origine emotiva, sono il punto di partenza. Le sindromi ansiose nascono da squilibri energetici, tossicità, malfunzionamento dei vari organi che possono danneggiare l’energia mentale rispettiva (per esempio, un fegato intossicato diminuisce la forza delle decisioni, oppure i reni affaticati incrinano la volontà, e così via).

 Anche gli eccessi di emozioni portano a lungo andare (a volte in modo acuto) a un consumo dell’energia degli organi corrispondenti tanto che i vari sintomi ansiosi possono essere associati appunto a quelli, con la rispettiva emozione considerata in questo caso nociva.

Ecco allora l’angoscia, l’indecisione, la stanchezza nascere dall’energia renale indebolita dalla paura; la “testa vuota”, la mancanza di coraggio, l’indecisione, riferiti tutti a un fegato mal funzionante danneggiato dalla collera; l’incapacità a riflettere, la perdita di memoria, causate da stomaco, milza, pancreas, “svuotati” dalle idee fisse, dalle rimuginazioni continue.

  La terapia conseguente viene effettuata da riflessologi esperti poiché con questo metodo è possibile agire riequilibrando gli organi interessati, disperdere i sovraccarichi energetici, calmare la mente, tranquillizzare in generale tutto il corpo, agendo su tutte le cause e le somatizzazioni nel organismo, oltre al sistema nervoso autonomo che ne è il protagonista.

 In tanti credono, sbagliando, che la riflessologia plantare sia un massaggio, in realtà, è parecchio diverso.

Un massaggio è più superficiale, lavora il tessuto morbido, la pelle e i muscoli, mentre la tecnica di riflessologia lavora molto più profondamente sulle terminazioni nervose, attivando dei segnali che provocano il rilascio di sostanze neurochimiche come le endorfine che aiutano a ridurre lo stress e il dolore, equilibrando il sistema nervoso.

 L’unicità del metodo sta nel fatto che esso produce una stimolazione delle forze di auto guarigione latenti nel corpo di ognuno di noi, nel senso che trattando aiutiamo l’organismo a rimettere in moto tutte quelle difese naturali che ne sono parte integrante.

  I benefici potenziali sono tanti e inimmaginabili per chi non ha mai provato e, comunque il benessere e la scomparsa dello stress a fine trattamento sono assicurati, quindi, perché non provare?

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